Irlanda-Israele, caos nello spogliatoio: si gioca ma quattro giocatori sono contrari

La sfida di Nations League a Debrecen è confermata dopo il voto interno alla squadra: la maggioranza ha scelto di scendere in campo, ma resta la frattura nello spogliatoio. Il secondo portiere Gavin Bazunu non si è allenato e avrebbe deciso di non giocare

PHOTO: tensione intorno a Israele-Irlanda (HuffPost Italia)
Non si spegne la tensione intorno a Israele-Irlanda, gara della seconda giornata della Nations League in programma a Debrecen, in Ungheria. Dopo giorni di pressioni e ipotesi di boicottaggio, la partita si giocherà: a decidere è stata la stessa squadra irlandese, con il commissario tecnico Heimir Hallgrímsson che ha sottoposto la questione al voto dello spogliatoio. La maggioranza dei giocatori ha scelto di scendere in campo, ma la decisione non ha ricomposto le divisioni interne.
IL VOTO DELLO SPOGLIATOIO
La vicenda nasce dalle proteste contro la partecipazione di Israele alla competizione, sullo sfondo della guerra a Gaza. In Irlanda il tema aveva già assunto una dimensione politica e la federcalcio aveva preso in considerazione il boicottaggio della partita.
Il ko subito all'esordio contro il Kosovo ha però complicato ulteriormente la situazione. Un'eventuale rinuncia avrebbe potuto comportare una sconfitta a tavolino, pesanti conseguenze disciplinari e ripercussioni sul percorso della nazionale nella Nations League.
Da qui la scelta di Hallgrímsson di portare la questione direttamente all'interno dello spogliatoio. Dopo un confronto durato circa quattro ore, la maggioranza dei giocatori ha votato per disputare regolarmente la partita.
BAZUNU E LA MINORANZA CONTRARIA
Il voto, però, non ha chiuso la vicenda. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, almeno quattro calciatori sarebbero contrari alla partecipazione alla gara.
In prima fila c'è Gavin Bazunu, secondo portiere dell'Irlanda, che ha scelto di non prendere parte all'allenamento e di rimanere in hotel, chiedendo chiarimenti al commissario tecnico e alla federazione. La sua presa di posizione ha aumentato ulteriormente la tensione alla vigilia della partita.
LE PAROLE DEL CT E LA REPLICA ISRAELIANA
Hallgrímsson ha provato a spiegare la posizione della squadra con una frase destinata a far discutere: «Giochiamo contro il genocidio, non insieme al genocidio». Il tecnico ha inoltre lasciato aperta la possibilità che i giocatori potessero scendere in campo senza partecipare al tradizionale saluto agli avversari.
Parole che hanno provocato una dura reazione della federazione israeliana, che inizialmente ha accusato il tecnico irlandese di «stupidità e ignoranza». Una volta confermata la disputa della partita, però, la federazione israeliana ha abbassato i toni: «Siamo felici che, alla fine, abbia vinto lo sport. Teniamo separati calcio e politica e sfidiamoci sul campo».
UNA PARTITA CHE VA OLTRE IL CAMPO
Israele e Irlanda arrivano dunque alla sfida in un clima tutt'altro che normale. La partita è confermata, ma la frattura emersa nello spogliatoio resta e rende la vigilia particolarmente delicata.
Per l'Irlanda, inoltre, il risultato ha un peso sportivo importante dopo la sconfitta all'esordio contro il Kosovo. Una nuova battuta d'arresto complicherebbe ulteriormente il percorso nel girone di Nations League. Sullo sfondo rimane una vicenda nella quale calcio, politica e diplomazia si sono inevitabilmente intrecciati.
• Autore: Redazione Friendsault
• Fonte: La Gazzetta dello Sport (Carlo Tagliagambe) / UEFA / Diretta
• Categoria: Mondo Calcio
• Tag: Nations League • Irlanda • Israele • Gavin Bazunu • Heimir Hallgrímsson • Debrecen



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